MOSTRA FOTOGRAFICA

MOSTRA FOTOGRAFICA
Mirella Riva e Attilio Tripodi

Cosa significa Rebus? L’esposizione di Mirella Riva a ARTEe20 si compone di tre blocchi: fotografie di viaggio (un luogo di villeggiatura non ben identificato), fotografie di interni (apparentemente si tratta di uffici), fotografie di città (probabilmente Milano). Nel primo blocco ogni fotografia è costruita su un sottile e mai urlato gioco di coincidenze o di simmetrie/dissimmetrie tra gesti bloccati, o tra colori, o tra cose, o tra geometrie: giochi formali intorno al quale ruota la scena. Nel secondo blocco l’approccio è opposto: ci si concentra su ciò che “non” accade e la figura umana diventa parte dell’arredamento, intravista e sprofondata in un’artificialità patinata o in una naturalità artificiale. Nel terzo blocco l’attitudine cambia ancora. Qui emergono le persone nella loro singolarità, o direttamente in modo prepotente, o per interposta immagine: foto nelle foto, ombre, oggetti “umanizzati”, parti per il tutto. Sono di fatto ritratti ambientati in cui si fa strada un elemento fortemente emotivo e narrativo. Tre approcci diversi con cui l’occhio fotografico si accosta all'umano, come si trattasse di un’ indagine intorno a un mistero da risolvere e, nello stesso tempo, un modo per entrare in un labirinto senza essere sicuri di uscirne. Eccoci al punto: nelle foto di Mirella Riva le cose non sono quello che sembrano, ma non sono nemmeno altro. Sono rinoceronti visivi, in cui il piacere dell’assurdo rimane felicemente compresso in una domanda silenziosa e non priva di ironia. Le atmosfere sospese fanno venir voglia di guardare dietro, di girare la stampa o di osservarla da un'altra angolazione, come se ci fosse qualcosa da scoprire, una pista da inseguire in base agli indizi. Ogni scena pare contenere un enigma. Ma sarebbe sbagliato pensare che si tratti di giungere a una conclusione o di sciogliere la sciarada per via di abilità enigmistica. Tra splendidi galeoni usciti da un sogno, nuotatrici solitarie in piscine lussureggianti e signore che passeggiano senza testa sul collo, Mirella Riva non nasconde un enigma in ogni foto perché ne veniamo a capo, al contrario: vuole mostrare il reale "come enigma”. Un enigma sospeso, e impossibile da sciogliere. Temporanee solitudini Non siamo mai soli. Anche quando questa condizione ci appare inequivocabilmente palese. Condividiamo la quotidianità con chi ci è accanto, attraverso pensieri, gesti, emozioni perché la natura umana ci spinge alla socialità ma, soprattutto perché, per una superiore legge spirituale, siamo tutti collegati gli uni agli altri, siamo Uno. Abbiamo una visione più o meno consolidata della nostra realtà materiale ma, spesso, non siamo a conoscenza della nostra intima natura spirituale, o peggio, la neghiamo. Il nostro percorso terreno ci invita in ogni istante ad un cammino evolutivo di consapevolezza di noi stessi: è un viaggio interiore che può iniziare in qualsiasi momento e in ogni luogo, con una visione, una parola, un suono che ci risvegli dal torpore. Energie invisibili si attivano affinché ciò avvenga, ma dobbiamo creare noi l’apertura necessaria ad accogliere questi messaggi sottili. È nella solitudine meditativa che creiamo i presupposti perché questo risveglio avvenga e si trasformi in un divenire concreto. Ho immaginato che i protagonisti di questi scatti, immersi nel loro solitario cammino, potessero avere quel contatto con sé stessi, preludio ad una scoperta interiore profonda. Ho immaginato che avessero creato un momento di solitudine, proprio per cercare risposte alle pressanti domande interiori, quelle domande che, prima o poi, si presentano al nostro cospetto. Ho immaginato che le loro temporanee solitudini avessero attivato quella scintilla illuminante che avrebbe dato alle loro esistenze una visione più chiara e autentica di loro stessi. È meditando su questi possibili “miracoli” della quotidianità che ho scattato queste fotografie, cercando un intimo legame con ognuno degli ignari soggetti di questa raccolta, accompagnato consapevolmente dalla mia temporanea solitudine. Attilio Tripodi Attilio Tripodi è art director per la pubblicità, il graphic design, il packaging, l’editoria da oltre vent’anni. Grande appassionato di fotografia, i suoi scatti risentono del suo background professionale: linee, colori, pesi ottici, grafismi, spesso sono le direttrici delle sue immagini, strumenti estetici che avvolgono e talvolta condizionano l’emozione che una fotografia deve saper comunicare. Le immagini che ama riprendere appartengono al viaggio attraverso culture diverse, un percorso intimo e interiore attraverso cui coglie la connessione tra luogo e presenza umana, tra se e il soggetto; i tratti di un viso, l’espressività di un volto, la postura, gli danno lo spunto vivo, concreto per riflettere sulla bellezza del tempo che avviluppa le vite umane. Oltre alla partecipazione ai Festival Internazionali di Fotografia “Foto&Photo” di Cesano Maderno (MB) e a due edizioni di “Fotografia Europea” di Reggio Emilia, ha esposto diverse raccolte a: San Terenzo (SP), Perego (LC), Biella, Settimo Torinese (TO), San Pietro in Casale (BO), Cesena, Calusco d’Adda (BG), Milano, Bernareggio (MB), Macherio (MB), Merate (LC), Valmadrera (LC), Moncalieri (TO), Arcore (MB), Sirtori (LC), Barcellona (Spagna), Torino, Vigevano (PV), Busnago (MB), Ortisei (BZ), Cisano Bergamasco (BG), New Delhi (India), Desio (MB). Ha pubblicato quattro volumi che fanno da catalogo alle raccolte fotografiche Da lontano, Da vicino, Namasté, Temporanee solitudini.