Merate ricorda

Merate ricorda
ANTONIO SCACCABAROZZI

Antonio Scaccabarozzi nasce a Merate nel 1936. Si appassiona alla pittura fin da giovanissimo, grazie anche alla frequentazione saltuaria di uno zio pittore dilettante. A poco più di quindici anni inizia a lavorare in uno studio fotolitografico e intanto frequenta la Scuola Superiore d’arte applicata del Castello Sforzesco di Milano, dove si diploma nel 1959. Dal 1960 al 1965 vive a Parigi e lavora come decoratore per il teatro e per il cinema. La sua prima mostra è allestita al Centro culturale Elio Agresti di Milano nel 1965.  Da allora la sua ricerca artistica si sviluppa attraverso diversi cicli di lavoro, caratterizzati dal rigore, dalla coerenza e da una spiccata attitudine sperimentale. Dalle opere legate all’astrattismo, che nei primi anni ’60 riguardano soprattutto la tematica dell’Equilibrio Statico-Dinamico, Antonio Scaccabarozzi passa ad indagare il comportamento della luce che crea volumi, geometrie e superfici costantemente diverse: è il periodo delle “Superfici modulate” e poi dei “Fustellati”, lavori dove l’artista pratica con la fustella incisioni sulla tela che determinano il parziale sollevamento di elementi circolari, più o meno evidenziati a seconda delle condizioni di illuminazione. Il successivo sviluppo della ricerca assumerà il titolo di “Prevalenze”: punti di dimensione variabile, dapprima monocromi, poi colorati, disposti su tela o su tavola in un ordine che segue una definizione matematica. Il risultato è altamente poetico e in linea con gli esperimenti che molti artisti effettuano fin dagli anni ’60; insieme a Paolo Minoli e Nato Frascà, sotto la guida di Alberto Veca, Scaccabarozzi forma il gruppo di “Interrogazione Sistematica”. Poi è la volta della sperimentazione di ogni forma possibile di “Misurazione”. L’artista misura, in modo proprio, Linee Quasi Rette, Distanze Reali e Distanze Rappresentate, il Peso di frammenti di colore che incolla su tela o su carta, dichiara la superficie di carta che graffia con un oggetto appuntito, stabilisce la quantità di colore che inietta nella tela con le “Iniezioni” o l’acqua colorata in cui immerge un tessuto con le “Immersioni”, conta quante volte scrive una parola sulla carta, sulla tela e così via… Il periodo delle misurazioni si esaurisce quando Scaccabarozzi sente il bisogno di liberarsi dai calcoli e da ogni forma evidente e obbligata di schema prestabilito. Nascono così le “Quantità libere”: quantità di colore su varie superfici senza più il bisogno di precisare, di quantificare, di misurare... Sono proprio le “Quantità libere” di colore che conducono Scaccabarozzi alla scoperta di un nuovo materiale, il foglio di polietilene: la leggerezza, trasparenza e versatilità di questo materiale lo affascinano a tal punto che presto i fogli di polietilene gli schiudono una nuova modalità di espressione. Il corpo della pittura, steso su una superficie trasparente, dà la possibilità di vedere il colore isolato e proprio da questa osservazione l’artista viene spinto a creare un amalgama di colla e colore che, quando asciuga,  diventa qualcosa come l’ossatura della quantità: queste opere vengono chiamate “Essenziali”. Il problema della trasparenza, di quello che si vede e si percepisce di qua e quello che sta di là, sono le questioni più grandi che interessano ora Scaccabarozzi. Gradualmente i fogli di polietilene, materiale trasparente e leggero che si trova già colorato in commercio, vengono trattati come se fossero strati di colore: sono fogli che fluttuano nello spazio, appesi e tenuti in ordine da un sottilissimo filo di nylon, nobilitati e rivalutati dalla volontà e dalle intenzioni dell’artista. Da questa sperimentazione al ritorno alla pittura il passo è breve e si realizza poco dopo con le “Velature”, dove il colore a olio è sovrapposto a sottilissimi veli su un colore di base steso su tela o cartone telato; più le applicazioni aumentano, più il colore del fondo si allontana e il dipinto si trasforma assumendo il colore della velatura. La sua prima ed ultima mostra con i nuovi lavori si tiene a Basilea e viene intitolata “Giallo di Napoli Rosato”: si tratta del ricordo di quello zio che aveva appassionato l’adolescente Antonio alla magia della pittura e che dipingeva le nuvole di questo colore… Antonio Scaccabarozzi perde la vita in un incidente in moto a Santa Maria Hoè nell’agosto del 2008 e l’Archivio Antonio Scaccabarozzi, che tutela e promuove la sua opera, viene fondato nel 2010 per volontà della moglie Anastasia Rouchota.