SIMONA FUMAGALLI E LAURA BEATRICE GERLINI

SIMONA FUMAGALLI E LAURA BEATRICE GERLINI
Socie Fondatrici di Artee20

Simona Fumagalli e Laura Beatrice Gerlini sono due artiste esprimono molto bene quella libertà conquistata, proprio a partire dal Postmodernismo, di recuperare la tradizione della comunicazione figurativa. Naturalmente, come indica nel termine composto quel “Post”, tenendo presente quelle scoperte rivoluzionarie della modernità a suo tempo ottenute dalle Avanguardie storiche fino al Concettuale. Con particolare riferimento ai codici linguistici dell’ Espressionismo dell’Informale. Partendo dunque dal Moderno è possibile “superarlo” in qualche modo. Proprio come già avvenne ai Postimpressionisti rispetto ai precedenti Impressionisti. Penso alla pittura di Monet e poi a quella di Van Gogh. Dunque un connubio attuale, quello di Simona Fumagalli e Laura Beatrice Gerlini, tra astratto e figurativo. Un percorso anticonformista, per abbattere finalmente le vecchie barriere dei generi artistici. Oltre gli schemi e i pregiudizi “accademici”.
Simona Fumagalli La pittura di Simona Fumagalli è strettamente legata ai soggetti del mondo animale. Giraffe, pesci, bufali, fenicotteri, zebre, e soprattutto scimmie antropomorfe. Nella superficie scabrosa, stratificata e dinamica delle sue opere c’è tutta la vitalità del loro essere e del loro divenire arte. Il modo di lavorare di Simona parte dalla divinazione di macchie, con quelle forme casuali, che rispecchiano l’inconscio: come nei Test di Rorschach o già nelle murimacchie che stimolavano la fantasia di Leonardo. L’uso di Fumagalli della materia e talvolta quasi scultoreo, spesso frammentato. Un collage con interventi pittorici molto energici. Come in un mosaico libero. Dalla pauperistica juta, terrestre e monacale, alla carta -anche velina- tormentata dalle grinze. Fino alle stoffe che l’artista colora precedentemente con i toni desiderati. Una sorta di pelle vissuta e viva. Anche il formato scelto per i suoi dipinti è particolare e anticonvenzionale: il quadrato e il rettangolo stretto. Una pittura emotiva, quella di Simona Fumagalli, che si riallaccia alle drammatiche sensibilità di Alberto Burri ma anche alla gioia selvaggia di Julian Schnabel. Una pittura forte e viva. Quasi un’improvvisazione musicale per gli occhi.
Laura Beatrice Gerlini Figurazione che si fonde con l’astrazione, quella di Laura beatrice Gerlini, in cui si alternano primissimi piani misteriosi a inquadrature con pieni e vuoti più leggibili visivamente. In un sapore asciutto di affresco, il suo fare pittorico si caratterizza dalle trasparenze opache che tendono a uno sfocato compenetrarsi dei colori. Talvolta colanti, addirittura, sulla verticale della tela. C’è un latente concetto di non finito in Laura Beatrice che rimanda verso un ideale anticlassico di Bellezza. I suoi temi ricorrenti derivano dalle nature morte, specie la Vanitas, la quale racconta la caducità della vita. Il genere pittorico tipico del Seicento olandese, deriva dalla frase biblica vanitas vanitatum et omnia vanitas. Ricorre anche qui il teschio umano e la rosa. Altro soggetto trattato dall’artista è il paesaggio, genere anch’esso tipico del Barocco. Dove la Gerlini mostra anche un gusto un po’ neogotico è nel trattare il tema del lampadario di cristallo. Legato al gusto del teatro e dell’Opera, con tutti i suoi fantasmi. Così come certe vedute dall’alto di Notre Dame con le Gargouilles, quelle fantasmagoriche grondaie concepite da Eugène Viollet-le-Duc e così amate dal Quasimodo del romantico Victor Hugo. Dunque una ricerca artistica, quella intrapresa da Laura Beatrice Gerlini, ricca di temi ma sobria nella materia magra della sua pittura sensibile. Tale da richiamare quella di Mark Rothko.