PIETRO VIGANO' e GIO DAZZI

PIETRO VIGANO' e GIO DAZZI
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PIETRO VIGANO':Così la materia letteralmente “strappata” al suo passato, rivive una nuova occasione forse più nobile, sicuramente più intrigante. Pietro attinge, da una parte a tutta la sua esperienza ed al suo gusto pittorico riuscendo a trasmettere equilibrio ed armonia con un coro a più voci tutte diverse e dissonanti, ma mai stonate, dall'altra, dal suo più intimo bisogno di riconoscere aspetti diversi del proprio io grazie al gioco leggero dell'arte e al desiderio di conservare del passato le cose più rilevanti e cariche di significato. In ogni caso sono opere che non ci lasciano indifferenti, che toccano in ognuno di noi corde o memorie profonde, non attraverso delle immagini ma suscitando formali emozioni e suggestive visioni.
GIO' DAZZI: Artista meratese con un lungo percorso artistico ed espositivo alle spalle, mostra uno stile maturo che ha nel colore, con la sua intensità, vivacità e pulizia, il suo veicolo espressivo principale. Predilige l’olio soprattutto per la sua pienezza e densità che le permette di spaziare tra velature e spatolate; può inoltre mettere la ricchezza cromatica del pigmento al servizio della sua visione carica ed equilibrata, definita senza ambiguità né banalità. I temi che tratta sono metafora, in particolare, di due aspetti rilevanti che l’autrice vive e sente e che trasferisce nella sua pittura: l’appartenenza e il cambiamento. I suoi Bambù ci parlano dell’uomo con le sue naturali e sorprendenti diversità, ma anche col suo vitale desiderio di condividere e “fare gruppo”, un bisogno e una ricchezza che rischiamo di trascurare. L’artista non esprime un’analisi distaccata né un’osservazione giudicante al contrario, ama stare in gruppo e mettersi in gioco e lo mostra attraverso la ricchezza e l’attenzione della sua visione, con la bellezza e l’armonia dei suoi colori e con un tratto ampio e pulito. L’affinità con il cambiamento è espressa soprattutto con i temi d’acqua, simbolo universale della rinascita e della trasformazione; un’acqua giocosa, luminosa e pulita. Non è un interesse per il movimento dinamico in sé, ma piuttosto un movimento interiore, più profondo e alle volte espresso solo in potenziale; non è manifestazione di frenesia ma un’attrazione per cose nuove, scoperte e viaggi.(Un altro tema dove affiora il motivo del cambiamento è quello dei teatri e luoghi d’arte. Sono immagini che raccontano di decadenza, trasformazione e nostalgia. Giovanna utilizza come fondo alle sue tele un mezzo contemporaneo come la fotografia sulle quali interviene con colori e pennellate ma lasciando ampi tratti alla fotografia permettendo ai due mezzi espressivi di dialogare. L’autrice è come se volesse ricordarci quanto questi luoghi fossero stati ricchi di bellezza e cultura e quanto le dinamiche consumistiche abbiano permesso questo scempio. Una condanna e una presa di coscienza carica di delusione e di amarezza). Giò vive tutto questo intimamente, con estrema serenità ed equilibrio senza utilizzare, nella sua arte, una superficiale fascinazione, ma scegliendo la forza del contenuto e la coerenza stilistica.