ENZO SACHELI

ENZO SACHELI
La storia di Sacheli

Si inaugura il 18 Gennaio,la prima mostra dell’Associazione culturale Arte20, che si propone di valorizzare e promuovere l’attività di artisti che hanno operato e lavorano in Brianza, terra considerata da molti esclusivamente dedita al lavoro e scarsamente sensibile ai fermenti culturali che pure in questi luoghi si sono sviluppati. Questa iniziativa, si ricollega idealmente a un progetto del 2010 e alla Mostra dal titolo "Qui, Già, Oltre: dialogo e confronto fra opere e generazioni diverse. La storia", ne raccoglie il testimone e prosegue in una soluzione di continuità nel racconto dell’esperienze di alcuni artisti, che hanno svolto un ruolo interessante non solo in ambito locale ma anche nel panorama nazionale e internazionale. Questa mostra, come allora, non si propone solo di offrire uno sguardo storico, e di riconoscere l’attività artistica di Sacheli e degli altri artisti che seguiranno nelle prossime esposizioni, ma piuttosto di offrire un confronto, un dialogo tra le differenti generazioni, ponendo altresì accento sul presente e sugli artisti che operano attivamente in questo territorio. Arte contemporanea certamente quella di Sacheli, che fornisce un’interpretazione che non appartiene alla realtà nel senso assoluto, anche se la nota realistica non è del tutto esclusa. D’altronde l’aspetto del mondo che scaturisce da una casuale istantanea corrisponde a una visione naturalistica non poetica della realtà e questo artista ha con il visibile un rapporto profondo e sensibile. Come affermava Mark Rothko, grande pittore americano scomparso nel 1970: "Astrazione e figurazione sono una falsa questione. La vera questione è di mettere fine a questa solitudine, di respirare e tendere ancora le braccia" e continua poi, riferendosi alla pittura: "è la risposta a un bisogno eternamente familiare. E’ una rivelazione". E’ così la pittura di Sacheli per quanto appaia espressionista, a tratti informale resta pur sempre nel solco della pittura lombarda di tipo naturalistico, legata alla specificità del territorio d’acque, di brume e vegetazione lussureggiante, che è stata così magistralmente ritratta da Leonardo fino a Morlotti. Sacheli ci dimostra come il retaggio culturale e la tradizione non siano ostacoli ma rappresentino piuttosto un’occasione per l’autore per spingersi a un doveroso confronto con gli altri artisti che l’hanno preceduto e per offrire la sua personale interpretazione del Mondo. La pittura di Enzo Sacheli, si caratterizza per l’uso di una tavolozza di colori accesi e caldi che raggiunge un’espressione moderna della natura assai distante dalle sue opere precedenti, così l’informale cede alla necessità poetica di descrivere un paesaggio del bosco. E Sacheli dipinge tele come: "Ai Margini del Bosco" del 1974, o "Girasoli appassiti" del 1975 o "L’unico Fiore" e ancora "Campo di papaveri" sempre dello stesso anno. Eppure nei suoi quadri, specie nelle opere degli anni 70, ci sono gli stessi boschi nei quali ancora oggi possiamo passeggiare o gli stessi fiori che potremmo cogliere o i mari nei quali durante i mesi estivi potremmo bagnarci, a dimostrare che la pittura in fondo, per quanto soggettivamente legata all’artista, resta pur sempre parte dell’esperienza comune perché ci racconta del mistero della Vita, e di ciò che appartenne alla Terra e dalla Terra nasce. Nelle sue tele, sono presenti il sole, l’acqua, la vegetazione che Enzo Sacheli esalta con una policromia esasperata fatta di gialli accesi, di rossi carminio, e di azzurri cerulei e turchesi, di verdi smeraldi e brillanti che sanno restituire lo scintillio della luce naturale. Il suo stile appare ingenuamente in bilico tra l’informale e il figurativo e con un’intensità coloristica che anima le cose umanizzandole, propria dell’espressionismo del gruppo Fauve di Matisse, che pur bruciando le forme non rinuncia a un’esaltazione poetica del paesaggio operando così la metamorfosi della Natura. La sua pittura, per quanto accesa e vivace, è calda e mediterranea degna di artisti come Bonnard, Soutine o De Stael. E per quanto possano i suoi quadri, a un primo e rapido sguardo, apparire dal disegno approssimativo e violenti nella stesura dei colori, accecanti e grumosi; le sue forme (ormai dissolte e sgangherate) appaiono accampate senza una precisa volontà compositiva, dipinte con finta ingenuità questa pittura non appartiene affatto al temporaneo dominio del colore puro e dell’alterazione psichica. La sua è una deformazione della realtà, una visione più che rappresentazione filtrata dal proprio stato d’animo, un’immagine quella della natura vissuta attraverso l’intensa emotività, e che nulla ha a che fare con la brutalità plastica e la ricerca dell’urlo originario degli artisti espressionisti tedeschi egli ricerca invece una bellezza primitiva, esaltante e inedita. La sua pittura è tonale (anche se la sua scala cromatica si accende di un grado superiore di luminosità) non fosse altro per l’accorgimento che Sacheli utilizza per queste tele: stende un fondo di una calda e pulita tonalità d’azzurro, sulla quale poi oppone colori più forti per realizzare l’immagine., producendo un’accentuato scintillio della luce naturale. Nè mai la sua Arte diventa un caotico intreccio di segni colorati, in cui non è più possibile distinguere alcuna forma come accade per l’informale. Le sue tele non sono la negazione di una conoscenza razionale della realtà, non sono la testimonianza dell’essere e dell’agire, in cui si rifiuta ogni principio di razionalità e conoscenza della realtà. Nè la sua pittura può descriversi sbrigativamente in termini d’informale poiché nell’artista non si ravvisa una visione pessimistica nelle possibilità dell’uomo di realizzarsi nel Mondo, nulla vi è di quella torva visione angosciante che si carica di drammi e che esplode in una disarticolata e scomposta concatenazione di gesti, dove l’inconscio conta più della razionalità così tipica della pittura d’azione americana. E persino quando le sue opere approdano a un’astrazione, questa non è mai assoluta, mai ortodossa e finisce per conservare inevitabilmente un legame con la realtà, come dimostrano i titoli delle sue opere: Giardino d’estate, La città, Natura morta con pesce, La cattedrale e lo stesso Sacheli ci fornisce la sua personale interpretazione poetica. Sacheli non si risparmia nemmeno nella scultura, o meglio nella sua produzione di ceramiche, che inizia intorno agli anni 40, giungendo alla scoperta nel 1980 della tecnica “Raku”, (tecnica di origine giapponese del 1500), che lo appassiona fino a spingerlo in profondità nei segreti di quest’arte consentendogli di raggiungere risultati di grande soddisfazione. Anche in questo caso testimonia com’è profondo il suo legame con la realtà : trae dalla materia inerte forme figure insieme pregne di vivacità, palpiti fremiti quasi che l’autore avesse loro infuso un’anima. Resta celebre una mostra di Sacheli, dal titolo “La via dei Samurai, non tanto perché ci dimostra che l’artista è diventato finissimo cultore di quest’arte antichissima e capace di padroneggiare la tecnica, e non solo per i riscontri di pubblico, ma perché dimostra che l’artista non si sottrae a un serrato confronto con la Vita e i suoi drammi, le passioni, ma addirittura sceglie la figura del Samurai e intorno a questa crea una serie che diventa La parabola della vita e della natura stessa. Così Sacheli realizza maestosi Samurai senza testa, che come i meravigliosi angeli apteri del Giudizio Universale di Michelangelo, sono disposti al sacrificio, capaci di vivere e morire senza che nulla cambi la loro più profonda convinzione. Sacheli afferma con un estremo atto d’amore che gli uomini possono purificarsi solo attraverso la lotta, questo è l’unico modo per affrontare le proprie debolezze, proponendoci così una visione di coraggio e di forza che ci spinge ad andare incontro alla vita e al nostro destino. Massimo Gianquitto